PER LA MEMORIA: PANDEMIA, RESISTENZA E MUSEI

di Tommaso Casini

Sono trascorsi ormai sei mesi dall’inizio della dichiarazione da parte dell’OMS della pandemia da Sars-Cov2, virus che genera la famigerata, e per molti aspetti ancora misteriosa malattia denominata Covid19. Dopo i drammatici lutti e le tante sofferenze, i protocolli legali e sanitari di chiusura degli spazi di condivisione umana, per contenere al massimo il diffondersi della crisi, l’estate, almeno in Italia, sembra spazzare via il peggio. L’allarme sappiamo però che non è cessato. Da Codogno, centro del primo focolaio, apparente come abbiamo saputo solo in seguito, è stato via via evidente che lo scatenarsi della sindrome virale sarebbe stata capace di provocare una crisi socio-economica di portata e dimensioni globali. In questi giorni di luglio 2020 abbiamo assistito alle sagge decisioni dell’Unione Europea per fronteggiare la fase 3. L’imponente massa di denaro dovrebbe essere utilizzata per far respirare un sistema economico sull’orlo del collasso, e in parte già collassato. Ci auguriamo che il denaro possa essere investito non solo per far fronte alle necessità di urgente tamponamento, ma anche investito in processi culturali ed economici di lungo periodo.

Chi in questi giorni attraversa città come Roma, Firenze, Venezia o altri centri storici italiani, che in estate pullulano di turisti provenienti da tutto il mondo, rimane inevitabilmente colpito dalla dimensione inedita del paesaggio urbano “metafisico”. Dalla pittura primo ‘900 di De Chirico alla realtà distopica. Dalla Spagnola del 1918-‘19 al nuovo Coronavirus 2019-20. Piazze italiane da affollate all’inverosimile, improvvisamente svuotate, e oggi semi vuote: negozi chiusi, mostre e musei chiusi ma aperti on-line durante il lockdown e poi aperti in orari contingentati, condizioni di rigida “sicurezza” per rispettare le normative di contenimento virale. Siamo passati dal troppo del turismo di massa mordi e fuggi al troppo poco che ha messo in ginocchio un’intera economia.

In questi mesi è nato in maniera quasi spontanea il progetto PRM: Pandemic Resistance Museums che si è appoggiato su una stretta collaborazione tra studenti dell’Università IULM di Milano, ex studenti, dottorandi e docenti di varie Università italiane e Accademie di Belle Arti (Frosinone, Lucca, Macerata, Milano, Firenze, Genova, Pisa, Palermo, Torino, Salento). Sull’onda dello shock provocato dalle paure di contrarre la malattia, il sovvertimento di piani di studio e lavoro, sulla scorta dell’ingresso prepotente della tecnologia offerta dall’utilizzo delle piattaforme di connessione on-line nelle vite di tutti, abbiamo tentato di dar voce agli eventi in corso, al dibattito sulla capacità di reazione del mondo della cultura. Monitorando lo stato dell’arte dei musei on-line, nei loro limiti, nelle possibilità di innovazione di fronte allo stato delle cose. La gestione dell’imprevedibile. “Non esiste l’inevitabile – affermava Keynes – ma l’imprevisto sì”. Ci siamo dati obbiettivi minimali di navigazione a vista in prospettiva però di strutturare i frutti di una reazione necessaria e sentita.

I sei incontri svoltisi su PRM facebook (visibili in registrazione), sui luoghi della Memoria e della Shoah (tra giugno e luglio) sono stati improntati quindi al tentativo di una riflessione profonda e articolata su due dei fondanti temi della cultura della memoria degli ultimi 80 anni, che innerva il Sistema variegato dei Musei. Crediamo che non si possa parlare di Musei, nella loro complessa accezione e diversità, senza partire, e fare i conti, con quello che è stato l’effetto provocato dalle conseguenze del Secondo conflitto mondiale sul mondo delle arti e del Patrimonio. Sottrazioni, accaparramenti, vendite, protezioni, perdite, spaventose distruzioni hanno accompagnato di pari passo gli orrori del conflitto Mondiale. l’Olocausto delle persone e l’Olocausto dell’identità culturale fatta di memorie visibili e invisibili. Anche dove era impensabile giungesse la furia distruttrice i danni sono stati spesso irreparabili. I treni che partivano per i lager vennero seguiti da quelli con le opere d’arte. Nei campi di concentramento tuttavia abbiamo scoperto solo di recente, si scriveva musica, si disegnava e si dipingeva, si scrivevano testi teatrali. Forme di resistenza. Malgrado tutto, anche con i linguaggi universali dell’arte.

Ecco allora che PRM ha voluto consapevolmente reagire alle costrizioni indotte dalla necessità imposte dalla lotta al virus, accendendo le webcam sui discorsi e le parole che potessero far luce sulla più grande delle capacità di Resistenza mostrata e sperimentata da chi ha contrastato e subito le più gravi costrizioni e difficoltà nel recente passato. Solo pochi decenni fa. Una resistenza che qualcuno vorrebbe magari capziosamente far dimenticare, non considerare come un bene di comune condivisione, sul confine di concezioni contrastanti del mondo e dell’esistenza. Una delle forme più interessanti della Nuova Comunicazione in tempi di Pandemia, che si è presentata ai nostri occhi, è stata quella di tentare di superare i limiti imposti. Dobbiamo stare lontani fisicamente? Possiamo parlarci on line anche H24, volendo e a costo zero (almeno apparentemente). I musei sono chiusi? Parliamo di Musei. Le biblioteche sono chiuse? Scambiamoci informazioni e Pdf di testi scansionati che servono alle nostre ricerche e alla didattica. Facebook, Instagram, il web con le sue variegate potenzialità e problematiche piattaforme, ci hanno aiutato e continueranno a farlo, se lo vorremo, senza pregiudizi, e con senso critico, costruttivo, sperimentale e visionario, nel segno del contrasto al silenzio e all’isolamento.

Un gruppo di persone – di variegata età e formazione – che studiano il mondo dei Musei e il loro ruolo nella società come l’impatto che essi hanno nei territori diversificati del nostro Paese, non poteva rimanere insensibile alla necessità di reagire al disorientamento dei primi giorni. Abbiamo organizzato così due cicli di Conversazioni on-line sui temi della Shoah e della Resistenza, chiamando all’incontro direttori di centri e fondazioni internazionali e nazionali dedicati ai luoghi della Memoria. Abbiamo discusso e ci siamo confrontati con problemi e questioni delicate e sorprendenti. Qualcuno – non comprendendo chiaramente perché tutto questo – ci ha chiesto cosa c’entrasse tutto ciò con la Pandemia? La risposta può essere formulata in modo semplice e chiara: un evento di portata globale, come quello che ancora stiamo vivendo, ha scardinato in profondità uno dei principi a cui pensavamo di non dover mai rinunciare: la possibilità di accedere a luoghi pubblici funzionali alla conoscenza e al suo crescere: Università, Musei, Biblioteche, dover rinunciare alle lezioni in presenza, seminari, convegni, presentazioni di libri… limitare la diffusione del pensiero e dello scambio tra liberi individui.

Ecco allora che PRM ha voluto consapevolmente reagire alle costrizioni indotte dalla necessità imposte dalla lotta al virus, accendendo le webcam sui discorsi e le parole che potessero far luce sulla più grande delle capacità di Resistenza mostrata e sperimentata da chi ha contrastato e subito le più gravi costrizioni e difficoltà nel recente passato. Solo pochi decenni fa. Una resistenza che qualcuno vorrebbe magari capziosamente far dimenticare, non considerare come un bene di comune condivisione, sul confine di concezioni contrastanti del mondo e dell’esistenza. Tra il 17 e il 18 luglio 2020, volendo mettere in pratica le riflessioni e la necessità di conoscenza del gruppo di persone che hanno lavorato al progetto, abbiamo deciso di recarci in alcuni luoghi in cui le forme della guerra di Resistenza tra il 1943 e il ’44 erano state più dure e drammatiche. In questo mese di luglio, ricorrendo i 75 anni dalla caduta del fascismo e dello sbarco degli alleati in Sicilia, la Linea Gotica (dal Tirreno all’Adriatico, lungo l’Appennino) c’è sembrata rappresentasse anche simbolicamente l’dea del tema geografico, culturale e incandescente del confine tra due modi di vedere il mondo. Il Confine: concetto impalpabile, ma materializzato tra il dentro e il fuori, il muro e il suo abbattimento (trenta e poco più anni fa, la caduta di quello di Berlino). Ponti, fili spinati, campi minati, montagne difendibili. Confini fatti di linee di costa, finis terrae, confini politici e confini ideologici e culturali. Zone rosse e zone grigie, zone verdi e terre ossigenanti e libere del pensiero.

PRM si è recato quindi a Fosdinovo al Museo Archivio della Resistenza, poi a Sant’Anna di Stazzema, luogo di uno degli eccidi più efferati delle SS in Italia, il 12 agosto 1944. Poi al Cimitero germanico della Futa dove sono seppelliti le decine di migliaia di soldati tedeschi che morirono durante la campagna d’Italia.

Abbiamo incontrato artefici della cultura della memoria partigiana a Fosdinovo, testimoni dei fatti dell’eccidio a Sant’Anna e attori (ArchivioZeta) alla Futa che mettono in pratica la cultura della riflessione sulla natura dell’animo umano e delle sue azioni in contrasto. Qui le foto, i link e qualche materiale video. Si è concluso un primo ciclo, dopo la pausa di agosto (che non sarà silenziosa) a settembre riprenderemo le fila dei discorsi e del viaggio appena iniziato.

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